Introduzione con Lorenzo Pezzica

Quando
venerdì 11 settembre
Dove
Circolo Anarchico Berneri

Gli archivi non sono depositi del passato, ma delle tecnologie fondamentali di produzione del potere nel presente. Ogni archivio seleziona ciò che sarà ricordato, stabilizza informazioni, rende possibile il loro riutilizzo e aumenta la capacità d’azione del sistema che lo controlla. Nel caso specifico dei “nostri” archivi, ogni archivio autonomo costruisce una capacità memoriale condivisa, rende disponibile l’esperienza positiva o negativa accumulata dalle lotte, impedisce che il sapere collettivo venga disperso e aumenta la capacità di azione delle generazioni future. È un repertorio politico finalizzato all’azione.

Si pone tuttavia una questione, quello della disuguaglianza memoriale: una distribuzione asimmetrica della capacità di produrre memoria, e di conseguenza conservarla, dalle importanti implicazioni politiche. Alcuni soggetti storici, come gli Stati o le grandi casate nobiliari, hanno saputo accumulare e trasmettere — in alcuni casi per secoli — enormi quantità di esperienza, trasformarle in conoscenza organizzata, e riutilizzarle indefinitamente per accrescere il proprio potere e imporre una narrazione tesa a legittimare l’ordine sociale esistente. Altri soggetti collettivi — nonostante i variegati modi con cui dal basso i popoli hanno saputo tramandare una parte di quella che viene definita “saggezza” popolare (una saggezza spesso, anche se non sempre, fatta di ribellione contro i soprusi dei potenti) — vivono invece una condizione di costante precarietà memoriale. Vivono cioè una continua perdita della propria esperienza dovuta all’incapacità di conservarla e trasmetterla, o all’impossibilità di farlo a causa della repressione in cui inevitabilmente incorrono i tentativi di costruire una narrazione alternativa a quella che legittima il dominio dei pochi sui molti. Non a caso, come hanno imparato sulla propria pelle i ribelli della storia, la peggior condanna, o se vogliamo la sconfitta più amara, è la damnatio memoriae.

Le asimmetrie di “capacità memoriale”, come potremmo definire in positivo il potere di produrre memoria, sono spesso difficili da percepire nel quotidiano, immerso com’è in quel tempo presente in cui prevale la dimensione dell’azione, ma producono effetti profondi e duraturi. Comunità prive di archivi e movimenti, che hanno difficoltà a conservare la propria esperienza, sono sovente costrette a ricominciare sempre da capo.

La libertà, in questa prospettiva, consiste insomma anche nel poter costruire autonomamente la propria memoria collettiva dalla quale far emergere una narrazione che sia in grado di incidere nella società in cui si vive, e il problema “politico” fondamentale è innanzitutto, e ancora una volta, prendere consapevolezza del proprio potere.